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Parla Bishman Farouk Khalil, capo degli yazidi, la minoranza che ha ispirato il viaggio del Papa in Iraq

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Sabato 8 marzo, mentre sulla piana di Ur con gli altri giornalisti eravamo in attesa che arrivasse Papa Francesco per una delle tappe più importante del suo viaggio in Iraq, ho parlato per qualche minuto con leader religioso degli Yazidi, la minoranza che ha ispirato il viaggio del Papa in Iraq. Si chiama Bishman Farouk Khalil, ha 54 anni, è membro dello Yazidi Spiritual Council. Mi ha raccontato di sé e delle attese per l'arrivo del Papa.
Paolo Rodari

Paolo Rodari

Sono Paolo Rodari, scrittore e giornalista. Mi puoi scrivere inviando una mail a paolo@paolorodari.it

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Papa Francesco l’ha rivelato sul volo di ritorno dall’Iraq, lunedì 8 marzo: ad avergli ispirato l’idea di partire (dal 5 all’8 marzo 2021) sono state le sofferenze della minoranza degli yazidi, conosciute grazie al libro “L’ultima ragazza” (Mondadori) della 24enne Nadia Murad. Racconta la sua fuga da Sinjar, la città nell’Iraq del Nord nella quale è nata, mentre l’Isis massacrava ogni maschio adulto e catturava le donne. Appartenente alla comunità degli yazidi, prima di riuscire a fuggire è stata stuprata.

Papa Francesco atterra in Iraq

Di etnia curda, gli yazidi hanno pagato uno dei prezzi più pesanti dall’invasione dell’Isis. Costretti in massa a lasciare le proprie terre, rischiano di scomparire. Gli yazidi sono presenti in Iraq da prima dell’Islam. Hanno una propria religione, con riti propri. Quello che vogliono è soltanto pace e la possibilità di tornare nelle loro case.

Difficile dire da dove provenga il nome yazidi. Una tesi lo associa al califfo Yazid. Un’altra ad Ezid, uno dei nomi di Dio, o alla parola Ized, che nella lingua iranica significa angelo. Un letimotiv è presente nella loro storia: sono stati perseguitati molte volte, dall’Islam almeno a partire dal 1400, poi dagli Ottomani, infine, in modo barbaro e cruento, dall’Isis.

Iraq 3 1

Sabato 8 marzo, mentre sulla piana di Ur eravamo in attesa che arrivasse Francesco, ho parlato per qualche minuto con il loro leader religioso. Si chiama Bishman Farouk Khalil, ha 54 anni, è membro dello Yazidi Spiritual Council. Mi ha raccontato di sé e delle attese per l’arrivo del Papa. Ecco cosa mi ha detto.

«Prima di tre anni fa eravamo circa mezzo milione. Poi la ferocia degli uomini di Abubakr Al Baghdadi ci costrinse in tanti a fuggire. L’offensiva avvenne sulla città di Sinjar ma anche a Lalesh, la città dove vivevo io. Chi è rimasto ha vissuto morte e persecuzione. È stato terribile».

Bishman Farouk Khalil
È qui che ho incontrato La mia intervista a Bishman Farouk Khalil, leader religioso degli Yazidi

La mia intervista a Bishman Farouk Khalil, leader religioso degli Yazidi

Cosa accadde tre anni fa?

«Arrivò l’Isis e fu la devastazione. In tanti fummo costretti a scappare. Venimmo strappati dalle nostre terre. Pensi che noi le abitiamo da secoli, a la prepotenza di pochi ci costrinse ad abbandonarle».

Poi l’Isis venne in parta sconfitto?

«Sì, ma non potemmo tornare subito. Ancora oggi non possiamo tornare ovunque. In particolare dopo il 2017 molti di noi hanno dovuto aspettare ancora un anno prima di fare ritorno. La lacerazione è stata ed è grande per tutti».

Lei dove trovò rifugio?

«Io scelsi la Grecia. Spinto a Ovest, non potei fare altro che prendere il largo nel mare di Turchia e approdare in Grecia».

Come agiva l’Isis?

«Con distruzioni, radeva al suolo ogni cosa. Ancora oggi ci sono sparse mine antipersona. Tutti abbiamo perso almeno un parente o un amico In tutta la zona di Sinjar c’è un grande senso di disperazione e perdita».

Cosa rappresenta per lei papa Francesco e la sua venuta qui?

«Rappresenta tutta l’umanità ferita. Francesco è qui per tutti noi e rappresenta tutti noi. Non solo i cristiani ma noi tuti iracheni, noi tutti minoranze. Tutti gli vogliamo bene e lo ringraziamo per avere voluto a tutti i costi essere qui. Da questa visita, sono sicuro, arriveranno tanti frutti».

Cosa desidera per il suo futuro?

«Abitare per lunghi anni la mia terra in pace e concordia con tutti. Che la mia vita e quella dei miei fratelli sia una benedizione».

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