fbpx
Edith Bruck, sopravvissuta ad Auschwitz: “Solo la carta poteva sopportare le mie parole. Per questo ho iniziato a scrivere”

Data

«La carta era l’unica che poteva sopportare le mie parole. Per questo ho iniziato a scrivere». Sono diversi i motivi che spingono una persona a scrivere. Edith Bruck, poetessa ungherese sopravvissuta ai campi di sterminio che due giorni fa ha ricevuto la visita di Francesco, ha iniziato perché una volta finita la Shoah nessuno voleva ascoltarla. Le sue parole erano indigeste a tutti, solo la carta fu in grado di accoglierle.
Paolo Rodari

Paolo Rodari

Sono Paolo Rodari, scrittore e giornalista. Mi puoi scrivere inviando una mail a paolo@paolorodari.it

ULTIMI LIBRI

L’ho incontrata ieri, in casa sua, in centro a Roma. Nel giorno in cui La nave di Teseo annunciava la candidatura allo Strega del suo “Il pane perduto”, Edith Bruck mi ha raccontato in una intervista apparsa oggi su Repubblica un pezzo della sua strada.

Tornata da Auschwitz – «era un campo di sterminio, non di concentramento», sottolinea – le persone che aveva intorno non sopportavano le sue parole.

Bruck7 001
L’appartamento di Edith Bruck in centro a Roma

Perché?

«Tornai in Ungheria con mia sorella Judit da una sorella più grande. Non voleva ascoltarci. Aveva sofferto anch’essa per i bombardamenti e la perdita del marito, ma nulla rispetto a quanto avevamo vissuto noi. Così decisi di scrivere, lì potevo dire tutto».

Edith Bruck torna in Ungheria ma trova incomprensione

«La prima cosa che ci disse nostra sorella fu: “Lavatevi”. Eravamo uscite dai campi da cinque mesi. Ci eravamo già lavate abbondantemente. Capii subito che eravamo un peso. L’altra sorella ci accolse senza un abbraccio».

I familiari di Edith Bruck non la comprendono

Scrivere fu necessario?

«Per me come per molti. Primo Levi mi disse che se non gli avessero pubblicato “Se questo è un uomo” non avrebbe più scritto nulla. “Non è vero”, gli dissi. “Avresti continuato a scrivere per tutta la vita».

Edith Bruck racconta come iniziò a scrivere

Perché nel suo Paese non volevano ascoltare cosa aveva da dire?

«L’uomo non sopporta il male, soprattutto se con esso è stato connivente. Accade così anche oggi, dove diversi “ismi” stanno tornando nell’indifferenza di molti».

Anche a lei dopo “Chi ti ama così” dissero che non avrebbe più scritto?

«Me lo disse Mario Luzi. Romano Bilenchi, invece, sosteneva che ero nata scrittrice. Ci prese lui».

Chi è oggi Edith Bruck?

«Non sopporto quando dicono “la sopravvissuta”, “l’ex deportata”, addirittura “uno degli ultimi sopravvissuti”. È come se mi facessero morire prima. Sono una scrittrice e basta».

Qui il testo integrale dell’intervista: “Vado allo Strega per ricordare la storia ai ragazzi”.

Continua a leggere gli articoli del mio blog o scorri
l’elenco dei libri che ho pubblicato.

Altri
contenuti